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Piazza del Campidoglio Roma - Leggenda delle oche

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Fin dal medioevo l'area del Campidoglio a Roma fu sede dell'amministrazione civile della città. Sui resti del Tabularium esisteva un fortilizio della famiglia Corsi di cui si impadronì nel 1114 il popolo romano; fu destinato a sede del senato cittadino ed ingrandito nel XIV secolo.

 

Lo spiazzo sterrato antistante era destinato alle adunanze di popolo ed era fiancheggiato da edifici destinati a sede dei Banderesi, cioè dei capitani della milizia cittadina.

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Nel 1453, papa Niccolò V fece costruire al Rossellino, il Palazzo dei Conservatori, ristrutturando pesantemente le Case dei Banderesi per realizzare la sede della nuova magistratura. Rossellino realizzò un edificio con un portico ad archi a tutto sesto al piano terra ed una facciata con finestre crociate e logge binate. Venne conservato l'orientamento delle preesistenze, seguendo intenti chiaramente prospettici, secondo un principio progettuale identico a quello che Rossellino attuerà a Pienza, realizzando una piazza trapezoidale. I lavori di rifacimento coinvolsero anche il Palazzo Senatorio, ma furono interrotti dalla morte del pontefice. Il palazzo dei Conservatori sarà quasi completamente demolito nel 1540 da Michelangelo, ma la sistemazione quattrocentesca risulta documentata nei disegni di Marten van Eeskerk eseguiti tra il 1536 ed il 1538.

 

Michelangelo Buonarroti riprogettò completamente la piazza del Campidoglio, disegnandola in tutti i particolari e facendola volgere non più verso il Foro Romano ma verso la Basilica di San Pietro, che rappresentava il nuovo centro politico della città.

 

Si racconta che la risistemazione della piazza del Campidoglio gli fu commissionata dall'allora papa Paolo III, il quale si era vergognato dello stato in cui versava il celebre colle (già dal Medioevo il luogo era in un tale stato di abbandono da essere chiamato anche "colle caprino", in quanto era utilizzato per il pascolo delle capre) dopo il percorso trionfale organizzato a Roma in onore di Carlo V nel 1536.

Leggenda: Le oche salvano il Campidoglio

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La leggenda che vide come protagoniste le oche del Campidoglio fa parte della storia di Roma. Secondo la leggenda sarebbe avvenuto sul colle del Campidoglio nel 390 a.C. (per alcuni, nel 387 a.C.).

 

I Galli di Brenno assediavano Roma e cercavano un modo per penetrare nel colle. Qui si erano rifugiati i romani che non erano fuggiti a Veio o a Caere all'arrivo degli assalitori.

Il condottiero romano Marco Furio Camillo era in esilio ad Ardea a causa delle sue posizioni anti-plebee. Un messaggero, mandato dai romani di Veio prima a Roma e poi ad Ardea per richiamare il generale, era riuscito ad entrare sul Campidoglio nonostante l'assedio. Avendolo seguito, i Galli stavano per riuscire, nottetempo, a entrare nel Campidoglio.

Un'altra leggenda parla di un cunicolo sotterraneo scavato dagli assedianti.

 

La leggenda narra delle oche, unici animali superstiti alla fame degli assediati perché sacre a Giunone, che cominciarono a starnazzare rumorosamente avvertendo del pericolo l'ex Console Marco Manlio e i romani assediati. Marco Manlio venne per questo episodio denominato Capitolino.

 

L'assedio fu respinto e l'imminente arrivo di Camillo cominciò a ribaltare le sorti della guerra a favore dei romani: i Galli cominciarono a subire le prime sconfitte mentre l'esercito del condottiero avanzava da Ardea. Gli assedianti cercarono quindi un compromesso: a fronte di un tributo pari a mille libbre d'oro, questi avrebbero tolto l'assedio. I romani, al momento di pagare, si accorsero che le bilance erano truccate e, alle loro rimostranze, Brenno, in gesto di sfida, aggiunse la sua spada alla bilancia pretendendo un maggiore peso d'oro e pronunciò la frase «Vae victis!» («Guai ai vinti!»).

Qui la tradizione narra una seconda leggenda: mentre i romani chiedevano tempo per procurarsi l'oro che mancava, Camillo raggiunse Roma con il suo esercito. Una volta di fronte a Brenno, gli mostrò la sua spada e gli urlò in faccia: «Non auro, sed ferro, recuperanda est patria» («Non con l'oro, ma con il ferro, si riscatta la patria»).

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Michelangelo conservò l'orientamento obliquo delle preesistenze, ottenendo uno spazio aperto a pianta leggermente trapezoidale, sulla quale allineò le nuove facciate, al fine di espandere la prospettiva verso il fuoco visivo costituito dal Palazzo Senatorio.

 

Allo scopo pensò di costruire un nuovo palazzo, detto per questo Palazzo Nuovo, per chiudere la prospettiva verso la Chiesa di Santa Maria in Aracoeli eliminando lo sterrato esistente; ridisegnò il Palazzo dei Conservatori eliminando tutte le strutture precedenti e armonizzandolo con il Palazzo Senatorio, a cui aggiunse una doppia scalinata che serviva per accedere al nuovo ingresso, non più rivolto verso i fori ma verso la piazza; il Buonarroti progettò anche la scalinata della Cordonata e la balaustra da cui ci si affaccia alla sottostante piazza d'Aracoeli.

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La statua equestre di Marco Aurelio in bronzo dorato, precedentemente situata in piazza San Giovanni (dove ora si trova l’obelisco), venne posizionata al centro da Michelangelo, a cui Paolo III aveva commissionato di studiarne la precisa collocazione; la statua originale, dopo lungo restauro che ha anche riportato alla luce delle tracce di doratura, è oggi conservata nei Musei Capitolini, mentre sulla piazza è stata messa una sua copia.

 

I lavori andarono così a rilento che Michelangelo (morto nel 1564) poté vedere il compimento solo della doppia scalinata che serviva per il nuovo accesso al Palazzo Senatorio, con il posizionamento delle due statue raffiguranti il “Nilo” e il “Tevere”. La facciata e la sommità della torre erano ancora incompleti, mentre il Palazzo Nuovo non era neanche stato iniziato.

 

I lavori furono comunque completati secondo le linee guida del progetto originale michelangiolesco.

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Se ne occupò in particolare Giacomo Della Porta, a cui si deve il rifacimento del Palazzo dei Conservatori e il completamento della facciata del Palazzo Senatorio, con il posizionamento, tra l’altro, nella nicchia centrale, di una statua di Atena prelevata dal Palazzo dei Conservatori, che però nel 1593 fu sostituita con un’altra statua di Atena, molto più piccola (troppo piccola per le dimensioni della nicchia, tanto da doverla posizionare su tre piedistalli), in porfido rosso e marmo bianco, riconvertita come allegoria della dea Roma.

 

Quando, alla fine del 1587, la diramazione del nuovo acquedotto dell’"Acqua Felice" raggiunse il Campidoglio, papa Sisto V indisse un concorso pubblico (escludendo deliberatamente il Della Porta, a riprova dei difficili rapporti esistenti tra i due) per la realizzazione di una fontana sulla piazza. Risultò vincitore il progetto di Matteo Bartolani: si trattava di un progetto grandioso, che però venne realizzato solo in parte, con la costruzione di due vasche, una interna all’altra, addossate al centro della facciata del Palazzo Senatorio, tra le statue dei due fiumi e sotto il nicchione contenente Atena, di forma rettangolare con il lato più lungo lobato.

Ma il Della Porta pensava ad una diversa sistemazione della piazza. In quel periodo stava anche lavorando alla fontana in piazza San Marco, che prevedeva, come sfondo, l’imponente statua di Marforio. Dopo pochi giorni dal posizionamento la statua venne però riportata in cima al Campidoglio. È possibile che il Della Porta, con un repentino ripensamento, abbia voluto proporre al papa un’alternativa al progetto di Bartolani, che stravolgeva il disegno michelangiolesco originario: pensò infatti di utilizzare Marforio come sfondo per un’imponente fontana che avrebbe chiuso il lato sinistro della piazza, quello verso la Basilica di Santa Maria in Ara Coeli, al posto del Palazzo Nuovo. Il papa non ne volle sapere, confermò il progetto di Bartolani e Marforio rimase parcheggiato sulla piazza.

 

Le uniche due fontane che nel 1588 il Della Porta riuscì a realizzare per il Campidoglio sono i due leoni di basalto ai lati della base della cordonata, trasferiti nel 1582 dai resti del “Tempio di Iside”, completati con due vasi in marmo, appositamente costruiti, per raccogliere l’acqua. I due leoni originali, trasferiti nel 1885 nei Musei Vaticani, vennero poi ricollocati al loro posto nel 1955.

Solo nel 1594, con papa Clemente VIII, Giacomo Della Porta poté realizzare la “sua” fontana di Marforio (tra l’altro, la sua ultima opera): l’intero gruppo scultoreo fu inserito in una vasca uguale a quelle utilizzate alla base del Palazzo Senatorio, davanti ad un imponente prospetto. La struttura venne però smantellata una cinquantina d’anni più tardi, quando si cominciarono i lavori per l’edificazione del Palazzo Nuovo, e ricostruita poi nel 1734 nel cortile del palazzo, dove si trova attualmente, ma senza il prospetto dellaportiano.

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Interventi conclusivi della Piazza del Campidoglio

La piazza fu terminata nel XVII secolo, anche se la pavimentazione fu realizzata solo nel 1940, secondo il progetto originale michelangiolesco dedotto da una stampa di Étienne Dupérac.

 

La Cordonata è ornata da diverse opere scultoree: oltre alle statue dei due leoni poste alla base, verso la metà della salita si trova, sullo spiazzo erboso tra la Cordonata stessa e la scalinata dell’Aracoeli, la statua di Cola di Rienzo; in cima si trovano le statue dei dioscuri Castore e Polluce, provenienti da un tempio dei Dioscuri nel Circo Flaminio e due trofei di armi marmorei, detti I Trofei di Mario, provenienti dal ninfeo di piazza Vittorio.

 

Il Palazzo Senatorio è oggi la sede del Comune di Roma, mentre i Musei Capitolini, aperti nel 1735 (uno dei musei pubblici più antichi del mondo) sono ospitati negli altri due palazzi, congiunti anche da una galleria sotterranea, la Galleria Lapidaria.

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Monumenti vicino Piazza del Campidoglio

 

Colonna Traiana

La Colonna traiana è un monumento innalzato a Roma per celebrare la conquista della Dacia da parte dell'imperatore Traiano, rievocando tutti i momenti salienti della guerra. Si tratta della prima colonna coclide mai innalzata. Era collocata nel Foro di Traiano, in un ristretto cortile alle spalle della Basilica Ulpia fra due (presunte) biblioteche, dove...Scene Colonna Traiana 

 

Colosseo

Finché esisterà il Colosseo, esisterà anche Roma;

quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma;

quando cadrà Roma, cadrà anche il mondo.

Monumenti a Roma

 

Terme di Caracalla

Le Terme di Caracalla o Antoniniane (dal nome della dinastia degli Antonini), costituiscono uno dei più grandiosi esempi di terme imperiali di Roma, essendo ancora conservate per gran parte della loro struttura e libere da edifici moderni. Furono volute dall'imperatore Caracalla sull'Aventino, tra il 212 e il 217...Terme di Caracalla orari